il sangue degli altri

un romanzo criminale

Intervista su Roma Cultura

Marta Baiocchi: La Sicilia che tu descrivi è differente da quella raccontata da tanti altri autori siciliani. Nel tuo libro non ho trovato palme, né aranci, né profumo di gelsomini. Piuttosto una città, Palermo, oppressa dal caldo, polverosa, in cui vivere è difficile. E’ stata intenzionale la scelta di mostrare una Palermo così poco romantica?

Antonio Pagliaro: Le palme stanno sparendo, uccise da un parassita, il punteruolo rosso, nell’indifferenza generale: perfetta metafora di una identità cittadina che si sgretola, e di una amministrazione attenta solo a conservare le auto blu. E fra le tre cose che citi, sono solo le palme che puoi vedere nel centro di Palermo. Ti sfido a sentire l’odore del gelsomino nell’unico centro storico d’Europa aperto al traffico e dove trovi sempre un grosso furgone che scarica a motore acceso. La Palermo che mostro è quella che vive chi ci abita. La Sicilia di Montalbano è affascinante ma non esiste.

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