il sangue degli altri

un romanzo criminale

Archivio per dicembre, 2007

C’è solo la storia che lui ti porge come fosse un panino con la milza

“Antonio racconta la città di Palermo e la allontana finalmente da quella immobilità che la vuole isolata e priva di influenze straniere. Sembra piuttosto una Marsiglia piena di razze che si proteggono le une con le altre. La Sicilia viene descritta per quello che è: un’isola molto ospitale per chi latita e ha soldi. Una specie di porto franco per criminali di ogni tipo che portano nutrimento alla mafia e ai politici collusi.

E nel romanzo di Antonio tutto viene proposto come fosse una chiacchiera informale e tranquilla. Niente fronzoli, nessun commento, nessuna sbavatura. Un linguaggio secco che tiene l’autore lontano dal testo. Antonio non c’è mai, c’è solo la storia che lui ti porge come fosse un panino con la milza. E ti racconta con altrettanta tranquillità: di un parcheggiatore abusivo così come di uno stupro.

E’ un gran tentativo – secondo me riuscito – quello di Antonio, perché ha raccontato una Sicilia che difficilmente si racconta. Fatta di mafie che appartengono a livelli non “contadini”, protette da contesti politici e occultate da procuratori della repubblica”.
Enza Panebianco su Femminismo a Sud (Leggi tutto)

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28 dicembre: Piazza Armerina

natale piazzesePer il Natale piazzese il 28 dicembre alle 17,30 al Circolo di Cultura di piazza Garibaldi, A.GE.DI. e Mauro Mirci presentano i libri “Il sangue degli altri” di Antonio Pagliaro e “Tota nostra” di Salvatore Giordano.

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I cadaveri Sicilia e Cecenia subiscono l’autopsia di Pagliaro

“(…) Ne “Il sangue degli altri”, finalmente il lettore può vedere i 150.000 morti della guerra in Cecenia (il 20% della popolazione), può vedere il genocidio, può vedere Grozny rasa al suolo, può vedere gli squadroni della morte russi agire indisturbati e plurisponsorizzati per le strade della Cecenia, può vedere criminali italiani e ceceni riciclati negli affari europei. E in un unico coagulo, la rampante politica meridionale, disposta a tutto pur di fare soldi. Tanto non si rischia niente e sporcarsi le mani con gli invisibili. Tanto il vero problema degli italiani sono le badanti rOmene.
Questa esperienza conoscitiva, ne “Il sangue degli altri”, avviene senza didascalie, o punti di vista soggettivi. L’autore fa un passo indietro e lascia parlare la storia. Proprio in nome di questa scelta di campo, ne “Il sangue degli altri” il lettore conosce una scrittura autosufficiente, che racconta il presente assemblando eventi e fatti. Nessun verismo di ritorno, per carità, ma il tentativo, riuscito, di esprimere la storia guardandola da dentro, sezionandola e restituendola secondo una successione di fatti; non c’è l’autore e il mondo, ma il testo e il mondo: la Sicilia e la Cecenia vengono prima coagulati nei loro topoi meno noti (…) per essere smontati e rimontati dalla scrittura di Pagliaro e intavolati in un canovaccio forte. I cadaveri Sicilia e Cecenia subiscono l’autopsia di Pagliaro e diventano storia, narrazione. Vengono sottratti alla sclerosata lente dell’informazione giornalistica e affidati a un ritmo avvincente, a una trama piena di incastri che offrono al lettore l’occasione di entrare dentro il mondo narrato. Nessuna concessione agli scoop giornalistici sui comandamenti dei mafiosi, dunque. Nessun cedimento su primi piani di guerra pieni di dolore da pomeriggio radiotelevisivo. I fatti, of course”.
Nicolò La Rocca su Nazione Indiana (Leggi tutto)

Presentazione

presentazione

Alcuni momenti della presentazione del romanzo, il 12 dicembre alla libreria Kalòs di Palermo. Circa 20 minuti. Su YouTube in tre parti. Assente Piergiorgio Di Cara, ammalato, sono intervenuti Nicola Sieli, Davide Romano, Antonio Pagliaro e numerosi artisti in sala. Un piccolo gruppo di russi ha contestato alcune affermazioni sul genocidio ceceno. Tuttavia nessuno di loro ha ritenuto opportuno intervenire. Link: Parte 1 / Parte 2 / Parte 3

E non si può dimenticare

“E’ un noir particolare “Il sangue degli altri”.
Diviso in tre parti nette.

La prima è un susseguirsi di fatti, che si rincorrono veloci. Anche lo stile, asciutto, secco, senza una parola inutile, aumenta la sensazione di ineluttabilità degli eventi. (…)

Si avverte il calore della terra di Sicilia, ma il calore è inteso come afa. Si sente il sudore. L’odore. Nulla di aspro ci viene risparmiato.

Il protagonista certo non è un eroe, ma nemmeno il classico anti-eroe. E’ pieno di difetti, spesso risulta sgradevole, nel modo che difficilmente spinge ad identificarsi con lui. E si muove in un mondo arreso, fatalista, piegato alla convivenza con la criminalità.

Detto così sembra un romanzo pesantissimo e invece il tutto è raccontato con tono disincantato e amaramente ironico che fa letteralmente divorare le pagine.

La seconda parte cambia passo. L’azione si sposta in Cecenia, in luoghi di guerra e miseria. Il racconto si fa drammatico. Il ritmo rallenta. La narrazione prende respiro. Ma non cade nel patetico. Anche i momenti più delicati, sono trattati con sobrietà, con dolcezza, con tatto.

Si torna poi in Sicilia. La velocità riprende il sopravvento, ma le storie ascoltate, gli orrori di cui siamo venuti a conoscenza, hanno cambiato lo sguardo del protagonista. E anche il nostro. Si arriva allo scioglimento finale senza la soddisfazione liberatoria che un giallo porta di solito.

Siamo tutti più consapevoli.
E non si può dimenticare”.
Leggi tutto su Solo in superficie

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12 dicembre, libreria Kalòs

invito

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