“(…) Ne “Il sangue degli altri”, finalmente il lettore può vedere i 150.000 morti della guerra in Cecenia (il 20% della popolazione), può vedere il genocidio, può vedere Grozny rasa al suolo, può vedere gli squadroni della morte russi agire indisturbati e plurisponsorizzati per le strade della Cecenia, può vedere criminali italiani e ceceni riciclati negli affari europei. E in un unico coagulo, la rampante politica meridionale, disposta a tutto pur di fare soldi. Tanto non si rischia niente e sporcarsi le mani con gli invisibili. Tanto il vero problema degli italiani sono le badanti rOmene.
Questa esperienza conoscitiva, ne “Il sangue degli altri”, avviene senza didascalie, o punti di vista soggettivi. L’autore fa un passo indietro e lascia parlare la storia. Proprio in nome di questa scelta di campo, ne “Il sangue degli altri” il lettore conosce una scrittura autosufficiente, che racconta il presente assemblando eventi e fatti. Nessun verismo di ritorno, per carità, ma il tentativo, riuscito, di esprimere la storia guardandola da dentro, sezionandola e restituendola secondo una successione di fatti; non c’è l’autore e il mondo, ma il testo e il mondo: la Sicilia e la Cecenia vengono prima coagulati nei loro topoi meno noti (…) per essere smontati e rimontati dalla scrittura di Pagliaro e intavolati in un canovaccio forte. I cadaveri Sicilia e Cecenia subiscono l’autopsia di Pagliaro e diventano storia, narrazione. Vengono sottratti alla sclerosata lente dell’informazione giornalistica e affidati a un ritmo avvincente, a una trama piena di incastri che offrono al lettore l’occasione di entrare dentro il mondo narrato. Nessuna concessione agli scoop giornalistici sui comandamenti dei mafiosi, dunque. Nessun cedimento su primi piani di guerra pieni di dolore da pomeriggio radiotelevisivo. I fatti, of course”.
Nicolò La Rocca su Nazione Indiana (Leggi tutto)
il sangue degli altri
un romanzoI cadaveri Sicilia e Cecenia subiscono l’autopsia di Pagliaro
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